L’arte, la speranza che trascende.

L’uomo, costantemente, ha descrito meravigliosamente quello a cui teme, e, tremando di paura, lo respira, e lo manifesta. I grandi piaceri hanno provocato il bisogno di gridarlo, di rivelarlo, di manifestarlo al mondo; ma anche l’odio, il timore e l’angoscia sono stati motivi di queste rappresentazioni artistiche.

Alcune di queste espressioni, in quanto al loro significato, sono esplicite ed evidenti, altre sono sommerse nella penombra arbitraria; alcune altre sono strane e timide, ma altre sono necessarie, e infine, esistono altre che ti fanno chiederti la ragione della loro esistenza.
Comunque sia, la storia stessa giustifica l’esistenza di quello che è trascendente, di quello che, partendo da noi, si trova al di là del nostro “hic et nunc”.

Che rapporto esiste tra il vedere ballando Björk nell’oscurità e l’ironico, caustico, mordace carattere del piovoso di Goethe? O, che relazione esiste tra il sentirsi sovrastato dalla disperazione della bella Petrushka del magniloquente Stravinsky e quei boschi incolleriti e ribelli, antropomorfi e scomodi di Theodor Kittelsen?. O, che rapporto esiste tra il vedere le forme storte di quei corpi perfetti e galleggianti del balleto, e il Pogost di Kizhí, con le sue sagome anonime e i suoi giochi di contorni irrepetibili della Repubblica di Novgorod, al nord di Russia?. O che rapporto esiste tra l’accettare quel Bicchiere di limonata, quadro di Gerard Therborch, in quella casa volgare quando ti introduci nel suo mondo raffinato e risplendente di preziose sfumature, e di farti complice del peccato di questa bellissima peccatrice Maria Maddalena, nell’impetuoso momento in cui esprime un pentimento appassionato così come viene rappresentata nelle luminose e sofferenti pennellate di Tiziano, discepolo di Giorgione di Castelfranco?

Posso continuare a menzionare tanti altri esempi di queste espressioni del sentimento; alcune sono d’origine orientale, altre occidentali, alcune antiche, altre contemporanee, hollywoodiane, indipendenti, ecc. Il risultato è un catalogo instancabile di queste esposizioni personali, ma, come possiamo dire che alcune sono arte e altre no? Quale è il rapporto che le unisce tra di loro?

Il rapporto che esiste tra di loro è quello che gli dà il fondamento della loro esistenza, gli dà la possibilità di esistere, gli dà oggettività e le ingrandisce, le segna un limite, le fa trascendere e le spiega, per dopo chiamarle assurde, egoiste; insomma, tutte partono dallo stesso luogo ma, quale è quel luogo?

Questa risposta è dimostrata dall’arte e dall’esistenza dell’artista, che soltanto vuole dimostrare qualcosa, l’arte supremo, che è la ricerca costante, eccitante, tenace, noiosa, che fa impazzire, che motiva, che sottolinea la nostra piccolezza, ma in essa stessa, la nostra grandezza, e infine, la vita che trascende.

Allora, la risposta è la nostra esistenza che cammina sempre verso un al di là, quell’al di là davanti a noi stessi, quell’al di là per il quale ci svegliamo ogni mattina, e che ci impedisce di arrivare al suiccidio, quell’al di là-utopia che ci dà la speranza di continuare a vivere.

Dipende da ognuno di noi determinare quale è il luogo al quale vuole arrivare, ma mentre arriva, l’arte descrive il suo tragitto.



Traducción:

El hombre, constantemente, ha descrito maravillosamente aquello a lo que le teme, y, temblando de miedo, lo respira y lo manifiesta. Está también, y por consecuencia de los grandes placeres, la necesidad de gritarlo, presumirlo al mundo; y aunque con menor frecuencia, se hacen presentes también la aberración, el odio y el desamparo.
Algunas de esas expresiones son explícitas y obvias, otras están sumergidas en la penumbra arbitraria, unas más son extrañas y tímidas, pero otras son necesarias, y por eso cuestionan.
Como sea, por la historia misma se justifica la existencia de lo trascendente, de aquello que, desde nosotros, está, empero, más allá de aquí. ¿Qué relación tiene, pues, ver bailando a Björk en la obscuridad con el negro carácter del lluvioso de Goethe? o, ¿Qué relación tiene el sentirse abrumado por la desesperación de la guapa Petrushka del grandilocuente Stravinsky con aquellos bosques bravos y rebeldes, antropomorfos e incómodos de Theodor Kittelsen?, o ¿Qué relación tiene ver las retorcidas formas de aquellos perfectos cuerpos flotantes del Ballet con el pogost de Kizhí de la república de Novgorod, al norte de Rusia con sus siluetas anónimas y juegos de contornos irrepetibles? O ¿Qué relación tiene aceptar ese “Vaso de limonada”, cuadro de Gerard Therborch, en aquella casa vulgar, metiéndote en su mundo refinado y resplandeciente de preciosos matices de colores, con hacerte cómplice de pecado, con esta hermosa pecadora, María Magdalena, en su violento momento de apasionado arrepentimiento de las luminosas y sufrientes pinceladas de Tiziano, discípulo de Giorgione de Castelfranco?
Si hablamos de comparaciones, hay demasiadas; si hablamos de ejemplos orientales, occidentales, contemporáneos, antiguos, hollywoodenses, independientes, hay más. Y, a pesar del incansable catálogo, de lo que por arte se entiende, puede rescatarse la relación que hay entre esas expresiones: ¿Por qué hay arte?
La respuesta une estas expresiones del sentimiento, cuando son expresiones del sentimiento, más aún, les da el fundamento de su ser, les da posibilidad de ser, les da objetividad y las agranda, les pone límite y las trasciende, las esconde, las ilumina y las explica, para luego llamarlas absurdas, egoístas, arbitrarias, individualistas, ensimismadas…, pero a fin de cuentas, es expresión, realizada a partir del hombre en sociedad.
Esa respuesta está ahí, demostrada por el arte y por la existencia del artista, ese que sólo quiere algo…, mostrar el arte supremo, que es la búsqueda constante, tenaz, perseverante, aburrida, excitante, existencial, que enloquece, que motiva, que nos muestra nuestra pequeñez, pero en ella, nuestra grandeza…, la vida, la vida que trasciende.

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